RECENSIONI
RECENSIONI DEL CD "7 steps to nothingness" - 2005

WWW.BENZOWORLD.COM

Vengono dal sud Italia i MOALS, da una scena, come quella calabrese, alquanto avara di situazioni musicali realmente degne di nota. Dopo una serie di demo ben accolti, ma ancora non completamente maturi a causa di una line-up instabile, riescono a dar vita al full-length “7 steps to nothingness”, caratterizzato da un death/black metal con accenni prog, oltre che da un arricchimento sinfonico operato dalle tastiere di Bruno.
“The Art Of Never” esplicita immediatamente lo stile della band, miscelando riff black supportati da maestose aperture di tastiera, con un sound originale ma diretto. “Sleepin Bad Consciuosness” preme maggiormente sul versante black cadenzato con un ottima prova del batterista, sempre in grado di stupire con ottimi fill e cambi al limite del progressive. “Nekroantimateria” risulta molto catchy anche se nel contempo appare aggressiva e ben strutturata (dal brano è stato estratto un video, scaricabile gratuitamente dal sito della band). Arpeggi puliti aprono “Seeds Of Chaos”, preludio all’esplosione successiva che lascia il posto alla strumentale “Love Damned Story”, ad opera del solo Bruno. “Religion Of The End” presenta toni apocalittici, enfatizzati dallo screaming di Buzz sempre deciso e malvagio. “Tales From Kadath”, pur essendo una bonus track, perfettamente si amalgama al suono delle precedenti, con una maggiore attenzione alla melodia, grazie ad arrangiamenti e suoni che più volte rimandano al power metal.
Continuando su questa strada, i quattro ragazzi non potranno far altro che riscuotere il successo che meritano, rendendo giustizia ad un genere che in pochi riescono ormai a suonare con guizzi di originalità. Un'altra realtà del sud da valorizzare.


inserita da Sentenced - 07 Luglio 2006

WWW.MUSICCLUB.IT

Se Chuck Schuldiner avesse potuto continuare il suo meraviglioso percorso creativo sulla Terra e avesse provato a fondere in una sola band le intuizioni geniali partorite con Death e Control Denied e se fosse stato influenzato dalla scena black scandinava (tanto quella ferale, quanto quella atmosferico/melodica e memore di un certo qual folk nordico), allora sarebbe arrivato a incontrare il mondo sonoro dei Memories Of A Lost Soul. Ovviamente penserete che il sottoscritto stia vaneggiando o, al meglio, che abbia perso il senso della misura. Invece vi assicuro che non è affatto così e anche se di fronte a voi c’è una formazione italiana e anche se ha pubblicato un disco in forma auto-prodotta, però questo non ne deve - in alcun modo - inficiarne il valore e limitare il giudizio, assolutamente positivo del sottoscritto. Otto composizioni che sono in continuo divenire, dove la tecnica, pur preponderante e fondamentale per la scrittura e il buon esito dell’album, non viene mai anteposta al mood che il suono crea e il black, il death, il progressive, la neoclassica e il metal si aggregano talmente bene che non si avverte mai il declinare di un genere nell’altro e si ha, non solo l’impressione, ma la totale certezza, di essere al cospetto di un lavoro completamente messo a fuoco e grazie al quale i Memories Of A Lost Soul hanno raggiunto tutti gli obiettivi che si erano posti (almeno quelli che mi è dato intuire) il che non è affare di poco conto. Il cammino non è stato vano!

WWW.HARDSOUNDS.IT (Voto 85)

Dopo dieci anni di intensissima attività in giro per l’Italia e un pugno di ottimi demo lanciati sul mercato, i calabresi Memories Of A Lost Soul arrivano all’agognato debut album che oltre a fornire un ottima proposta musicale si vanta di un autoproduzione che non sacrifica la qualità sia nel sound sia nell’artwork, che si presenta estremamente curato e completo in ogni sua parte.

“7 Steps To Nothingness” mette insieme otto gioielli musicali stracolmi di rabbia e di malinconia che fanno il verso al death metal svedese senza mai cadere negli stereotipi del genere, anzi aggiungendo alle caratteristiche generali del sound made in Sweden soluzioni personalissime che pescano a piene mani nel calderone del black metal più riflessivo, toccando anche ampiamente i territori del gothic e del dark metal e questo sia chiaro senza mai appesantire eccessivamente gli otto brani presenti nell’album e confezionando alla fine un prodotto quasi unico nel suo genere.
Che questi ragazzi di talento ne abbiano da vendere si capisce fin da subito: non può passare inosservata l’abilita del fondatore Giuseppe Nicolò, in arte “The Buzz”, a gestire i growl grazie ad un alternanza nei timbri vocali che tocca il suo apice in “Seeds Of Chaos” e nella bellissima “Nekroantimateria”, traccia pregevolissima che unisce alla malvagità delle linee chitarristiche atmosfere gothic sui cui si imbastisce la voce di Elsa Zacco. Allo stesso tempo non può sfuggire la straordinaria performance dietro le pelli del batterista Giuseppe Costa: sbalorditiva la potenza e la precisione millimetrica che riesce a conferire al drumming, senza tralasciare il fatto che a lui si devono la maggior parte degli elementi progressive presenti nel disco (in primis su “Sleepin Bad Consciousness”). Ma un ruolo essenziale bisogna riconoscerlo anche al brillante tastierista Bruno Caccamo, assoluto protagonista della strumentale “Love Damned Story”, brano unico coniato per i vostri sogni autunnali.
E il finale scoppiettante viene assicurato grazie alle ottime aperture melodiche forgiate dalla chitarra di “The Buzz” (si ancora lui) e alle sensazionali invenzioni tastieristiche del solito Caccamo presenti in “Religion Of The End” e nella conclusiva (nonché bonus track) “Tales From Kadath”.

Insomma dopo il radicale cambio di lineup, che ha lasciato all’interno della band solo il cantante/chitarrista Nicolò, il gruppo ritrova se stesso e sforna un piccolo grande capolavoro che va acquistato, ascoltato e infine adorato. Un ennesima prova della quantità di materia prima che la scena metal meridionale offre gia da parecchio tempo e che per troppi anni, a causa di mancanza di spazi e di gente capace di investire con coraggio in talentuosi gruppi, è rimasta fuori dal mercato discografico nazionale.
In attesa che le cose cambino incominciate ad assaporarvi questo meraviglioso cd che può essere acquistato direttamente sul sito ufficiale della band o se preferite scaricatevi il video di “Nekroantimateria”.
E poi ditemi se non ho ragione.

WWW.IMPATTOSONORO.IT (Voto Max) luglio 2004 (view the review)

“Musica disperata” ecco come Buzz, vocalist del gruppo Memories Of a Lost Soul, ama definire la propria musica, una musica tetra, cupa, una musica che a livello visivo potrebbe essere accostata ad uno dei dipinti più famosi di Edward Munch: “L’urlo”. Tanto il quadro dell’artista scandinavo, quanto la musica del gruppo reggino, sono pervasi da una profonda angoscia, quell’angoscia esistenziale che ogni individuo avverte nella propria anima, un’angoscia che, sottomettendo le regole tradizionali della logica, produce terrore e orrore. Ecco allora che prende forma "7 Steps to Nothingness", un disco intenso e profondamente pessimista composto da otto piccoli gioielli nei quali angoscia, tristezza e dolore si intersecano fra loro, dando vita a visioni oniriche tetre ed oscure. Ogni singola nota, ogni parola è intercalata in un universo orrorifico, in cui ogni via d’uscita risulta essere assente, ciò che regna imperante è un profondo nichilismo. Questa visione “dark” si riflette perfettamente in diversi pezzi, quali "The Art of Never", "Seeds of Chaos", "The Curse of Eternità" e la bellissima "Religion of the End", che presenta un testo intenso e disperato. In alcuni casi il suono vigoroso ed energico del vocalist viene ammorbidito dalla voce suadente di Elsa Zacco, la quale mette in evidenza il profondo dualismo presente nella musica dei Memories of a Lost Soul. Infatti, se il gruppo da una parte offre un genere musicale “estremo”, dall’altra lascia spazio a riflessi soavi che conducono per mano l’ascoltatore in un mondo immaginifico, in cui realtà e sogno si fondono perfettamente tra loro, è questo il caso di "Love Damned Story", un pezzo strumentale. Degna di nota è anche "Nekorantimateria", una canzone potente che graffia, scalfisce e lacera l’anima.
7 Steps to Nothingness è un disco eccezionale, in quanto si insinua sotto la pelle, lasciando numerose tracce e ferite che confluiscono verso una tragica consapevolezza: la mancanza di certezze e la presenza ossessiva del nulla che avvolge ogni cosa.

WWW.METAL.IT (Voto 7,5) luglio 2004 (view the review)

Dopo gli ottimi riscontri del precedente demo "Distorted Perceptionz" (terzo in carriera) ed un successivo assestamento della formazione (è rimasto solo il cantante/chitarrista Peppe "The Buzz" Nicolò), i Memories Of A Lost Soul hanno rotto gli indugi, dando alle stampe "7 Steps To Nothingness". Si tratta di un vero e proprio album di debutto, composto di 8 brani ("sette passi verso il nulla più una bonus track") di nuova composizione, che di autoproduzione ha solo lo stato "anagrafico".
I cambi di formazione sembrano essere stati assorbiti in maniera indolore, anzi l'innesto di Bruno Caccamo alle tastiere si fa davvero apprezzare (vedi ad esempio la strumentale "Love Damned Story"), e forse solo le parti di chitarra soffrono la mancanza di un secondo chitarrista. E' evidente come nell'ultimo anno la proposta musicale del gruppo si sia arricchita, mai elementare ma nemmeno esageratamente macchinosa.
Certo la base della proposta musicale di questa formazione calabrese ha preso il via dallo Swedish Death Metal Melodico, ma a questo zoccolo i Memories Of A Lost Soul hanno saputo aggiungere e sperimentare soluzioni, se non originali, quantomeno non standardizzate al genere, spaziando senza troppe remore nei territori di caccia delle tribù: black - dark - gothic.
La stessa voce di Nicolò non si fossilizza sul growl alla Stanne/Friden, dando varietà e colore alle canzoni, inoltre, in diverse occasioni, ad accompagnarlo troviamo anche la cantante Elsa Zacco.
Il tocco melodico della chitarra (ottimo assolo) e delle aperture di Caccamo presenti su "Religion of the End" e poi sulla conclusiva "Tales from Kadath", la furia e la carica di "The Art of Never" (ottima opener che non sacrifica la personalità del gruppo a favore dell'impatto) e di "Sleeping Bad Consciousness" (stesse considerazione per il brano precedente), la malvagità che sprigiona diversi passaggi di "Necroantimateria" e di "The Curse Of Eternity", sono l'oggettivazione delle capacità dei Memories Of A Lost Soul.
A sigillo di tutto una più che buona registrazione ed una copertina davvero ben realizzata (e qui i Memories Of A Lost Soul superano quanto fatto in passato), fattore quest'ultimo che non guasta affatto.

 

WWW.METALLUS.IT (Voto 8) luglio 2004 (view the review)

16/03/2005

A volte le sorprese più belle si trovano proprio sotto al nostro naso, in quell’underground italico fiorente di splendide realtà che a volte, presi dal maggior interesse verso i mostri sacri di un genere, ci troviamo quasi involontariamente ad ignorare. E la sorpresa questa volta sono i Memories Of A Lost Soul, band calabrese attiva nel panorama sotterraneo dello stivale da dieci anni, già autrice di due demo e di un debut album anch’esso autoprodotto.
‘7 Steps Of Nothingness’ pesca a piene mani da quel calderone musicale che si può definire “death metal svedese”, ne fa proprie in particolare le intuizioni più intimiste e melodiche e le maggiori ricercatezze sonore, portandoci alla mente gli In Flames, i Dark Tranquillity più “dark” (si perdoni il gioco di parole…) e criptici, gli At The Gates più ragionati. Al tutto si può unire un tocco di “malinconia gotica” sapientemente diluita nel perfetto utilizzo delle componenti melodiche: tastiere, arpeggi e voci femminili.
Fin dall’opener ‘The Art Of Never’ capiamo di non essere di fronte ad un’autoproduzione qualunque: il brano mette in luce il notevole bilanciamento tra parti compatte ed altre introspettive, è soffocante, ma al tempo stesso carico di groove e di emozioni.
Le successive ‘Sleepin Bad Consciousness’ e ‘Nekroantimateria’ (insieme a ‘The Curse Of Eternity’) appaiono più arzigogolate e ricche di venature progressive. La tecnica esecutiva dei quattro calabresi è davvero eccellente: eccoli flirtare con break arpeggiati, vocals femminili, cambi di tempo, riff fulminanti e fantasiosi, una sezione ritmica dalla precisione millimetrica. Eppure nulla è ostentazione, la band utilizza le proprie ricercatezze senza mai appesantire inutilmente i brani, che al dinamismo sonoro uniscono una forma canzone che subito si rende sensuale e ipnotica per l’ascoltatore.
Sensuale e ipnotica proprio come la strumentale ‘Love Damned Story’, episodio carico di pathos e dal forte impatto drammatico, così come la parte conclusiva dell’album, che accentua le componenti più epiche e maestose del four piece tricolore.
Da notare come il lavoro superi tutti i limiti in cui può incappare un’autoproduzione, presentando un suono pulito ed un artwork professionale.
Speriamo che qualcuno si accorga di loro. Intanto fatelo voi, visitate il sito della band (www.memoriesofalostsoul.com) e procuratevi questa meraviglia.

Andrea Sacchi

 

RECENSIONI DEL CD "DISTORTED PERCEPTIONZ" -2004-

Psycho! "TOP DEMO" (Voto Massimo) luglio 2004 (view the image)

Nonostante non ami assolutamente alla follia il black metal e nonostante lo ritenga un genere
che sta davvero esalando il suo canto del cigno, i memories of a lostsoul mi hanno convinto
fin da subito.
Gia apparsi in questa rubrica anni or sono e lodati dal collega arcangeli, dimostrano ora con
questo distorted perceptionz di avere ulteriormente evoluto il propio suono che oltre al black
metal piu' classico (cradle of filth et similia) unisce ora partiture ed arrangiamenti piu orientati
verso un death gothic di classe. ben curato da un punto di vista musicale,
distorted perceptionz e' un lavoro completo ove la band ha finalmente il coraggio di distaccarsi
dai soliti cliche' per esteriorizzare la propia spiccata personalita' artistica, senza peraltro
rinunciare all'intimismo. Brani come la title track, oppure necrotic nation, pagano si pegno a
grandi band gothic metal della prima ora (paradise lost e moonspell) ma dimostrano anche
quandoi moals abbiano da dire e che, qualora il black metal sia suonato con intelligenza e
talento, rimane un genere valido e vivo.

METAL SHOCK "TOP DEMO" (Voto Massimo) marzo 2004 (view the image)

Musica potente, di classe ed ipnotica. Con queste parole credo di poter riassumere al meglio le caratteristiche di questo vero e proprio disco (13 canzoni per più di un'ora di durata).
Certo, potrei tranquillamente definire questo "Distorted Perceptionz" semplicemente death metal melodico, ma non basterebbe a rendere l'idea della complessità di ogni singola traccia, ad illustrare l'infinita potenza che scaturisce da ogni singola nota e a raccontare le visioni provocate dagli intrecci di melodia e violenza.
Questo è 1 lavoro completo, il compimento di un lungo cammino alla ricerca della propria identità musicale.
Questo disco è sangue e passione, è figlio della volontà di raccontare le proprie sensazioni in modo sincero, è, in poche parole, quello che manca nel sempre più affollato panorama musicale odierno.
Ascoltatelo, vivetelo, amatelo.

WILD ZINE (internet heavy metal fanzine) "TOP DEMO"

A distanza di qualche anno dall’uscita di “The Clockwork”, lavoro orientato verso il death metal di pura matrice europea, tornano in scena i Memories Of A Lost Soul, con un nuovo appassionante album, “Distorted Perceptionz”, e una formazione completamente rinnovata, i Memories Of A Lost Soul continuano a suonare death metal, ma il nuovo “Distorted Perceptionz” ci mostra un approccio più violento rispetto al precedente lavoro: la violenza del death metal comunque viene alternata a momenti più melodici che trovano spazio nei guitar solos, e sono, a tratti, ben supportati dall’inserimento delle tastiere.

Buzz, abile chitarrista e cantante, si circonda di musicisti di ottimo livello … “Distorted Perceptionz” fa della tecnica una delle sue migliori e alla fine il risultato non può essere altro che un disco studiato e suonato in modo eccezionale, La produzione è ottima.

 

WWW.METAL.IT (internet heavy metal fanzine) "TOP DEMO"

Non sono certo su cosa abbia potuto rallentare la corsa dei Memories of a Lost Soul che, dopo "The Clockwork", sembrava lanciata a mille. Qualunque cosa sia successa, sono dovuti passare poi diversi anni (sicuramente troppi) prima della possibilità di riascoltare questo gruppo calabrese. E dire che i Memories of a Lost Soul sono stati tra i primi in Italia a lasciarsi contagiare dal morbo del Death Metal Melodico, per essere chiari, da quello di stampo Swedish. Il loro primo demo risale addirittura al 1997, mentre il già citato "The Clockwork" esce (autoprodotto) un paio di anni dopo. Il tutto accompagnato da una discreta attività live. "Distorted Perceptionz" non mostra ripensamenti, ma la violenza originale degli At The Gates, Ceremonial Oath, dei primi In Flames e Dark Tranquillity. Qui non si cede spazio a sperimentazioni e divagazione di alcun tipo: dalla titletrack sino a "Lust Contaminationz" si pesta. E basta. La produzione è più che buona e permette a brani complessi tipo "Nekrotik Nation" o "Anubi's Gates", che suonano molto Dark Tranquillity, di sottolineare le capacità esecutive e compositive del gruppo reggino. Le chitarre, ad esempio quelle presenti su "The Negative Man" o gli arpeggi di "Next Terminal Reality", richiameranno pure quelle "codificate" da Stromblad, ma sono tra le cose più efficaci del disco. Ad ogni modo la formazione suona davvero compatta, Peppe "The Buzz" Nicolò è bravo (e "cattivo" il giusto) anche nelle parti cantate, ma i meriti per la riuscita dell'album vanno divisi con la sezione ritmica, che non molla mai un attimo.
Spero solo che le vicende successive alla registrazione di "Distorted Perceptionz" possano venire assorbite in maniera indolore. Infatti, oltre che un ottimo lavoro, questo è anche uno spartiacque nella carriera dei Memories of a Lost Soul, dato che "The Buzz" ha dovuto trovare dei nuovi musicisti per poter proseguire il suo discorso musicale. Dopo l'Estate dovremmo anche scoprire con quali risultati.

RECENSIONI DEL CD "THE CLOCKWORK" -1998/9"

METAL HAMMER

5 su 6

Accidenti che progressione hanno avuto i reggini Memories of a Lost Soul... D'accordo che il loro primo demo-tape faceva già intravedere qualcosa di buono, ma qui il quartetto mi fa andare letteralmente in brodo di giuggiole!
E' un mini-cd autoprodotto che mette in mostra una band matura che sa cosa fare e come fare.
Tutto è al proprio posto in "the clockwork" a partire dalla registrazione effettuata presso gli studi di proprietà di Gianluca Molè dei Glacial Fear.
I Memories of a Lost Soul ci propongono un death metal molto ben suonato e provvisto di una capacità di sintesi ed espressione ragguardevole.
Dovete sentire cosa combina la coppia ritmica Domenico Sofia (bass) e The Max (drums)... Un delirio!
Si può benissimo dire che per i Memories of a Lost Soul le cose procedono come l'andare preciso e cronometrico dell'orologio.
Fra l'altro sono presenti nella cd-compilation "nocturnal symphonies - vol 1" recensita nel nostro spazio recensioni.
Emanuele Gentile

FLASH

9 su 10


Già segnalatosi con un bel demo nel 1997, il quartetto reggino Memories of a lost soul torna alla ribalta con un cd-demo che è un chiaro messaggio ai discografici nazionali e non, oltre che un ottimo lavoro di death metal romantico e melodico, un sound creato da un coacervo di influenze vasto e variegato.
Si va dal classico swedish death sound alla dark tranquillity, alle atmosfere doom dei primi paradise lost e dei crematory, passando per sane e solide basi classic metal e con una spruzzatina di dark-gothic con tanto di estemporanee female vocals (che non guastano mai) a completare il cocktail.
Chi ama certe sonorità estreme ma anche elaborate e melodiche non può rimanere insensibile a pezzi come "the clockwork" o "the last equinox", forse quest'ultima l'apice dell'intero lavoro.
Se nel mondo del metal esiste una giustizia hanno praticamente il cd d'esordio già prenotato.
Stefano Giusti

GRIND ZONE

9 su 10

Dei Memories of a Lost Soul ne avevamo parlato l'anno scorso all'interno della rubrica "DEMO-LITION" e già si erano fatti notare doviziosamente.
Dopo un'intensa attività di promozione che ha avuto come apici la partecipazione alla cd-compilation "nocturnal symphonies - vol 1" ed all'Agglutination Festival, ritornano con un cd autoprodotto che è una bomba in tutti i sensi.
Prima di tutto, perchè si sono avvalsi della produzione effettuata presso gli studi di proprietà di Gianluca Molè dei Glacial Fear.
E poi, che maturazione hanno subito i ragazzi.
Infatti, il writing è decisamente competitivo e riesce a regalarci momenti di potentissimo e devastante death arricchito da sfumature swedish e black grazie all'uso intelligente delle tastiere.
I Memories of a Lost Soul hanno realizzato l'atteso salto di qualità ed a questo punto alcune grosse cose potrebbero anche realizzarsi...
L'orologio dei Memories of a Lost Soul non perde neanche un colpo!
Emanuele Gentile


RECENSIONI DEL DEMO "SON OF MY SATANIC CREATION-1996"
Metal shock
4,5 su 5
Chi poteva immaginare di trovare una formazione di Reggio Calabria che suona Sweedish Death Metal?!?! Il mondo è bello perché è vario, recita un proverbio… tutte cazzate! Memories of a Lost Soul è una band con le idee molto chiare, una band trasparente che ha voglia di rompere le ossa a quanta più gente possibile. Il genere che propongono, per quanto inflazionato, continua ad essere sempre vincente, maestoso e piacente, quando realizzato con criterio! Con una registrazione migliore questo nastro avrebbe avuto tutti i presupposti per rompere il culo a molti: death metal spavaldo, cattivo, pungente ma melodico, che richiama il sound svedese in molte parentesi. Vaghe ma presenti le influenze black e, ancora più lontanamente, thrash metal e un gran vocione, arricchiscono ulteriormente questo ottimo prodotto di una band già matura e compatta e spero prossima a varcare la soglia.
Fabban

Metal hammer
5 su 6
Da Reggio Calabria arriva una band che suona un black metal che piace molto al sottoscritto, ossia un black metal molto veloce e possente che paga lo scotto di un legame forte con la tradizione del power metal inglese e tedesco della scorsa decade. Questo è in sintesi il lessico musicale dei Memories of a Lost Soul, band formata nel 1995 e che nel Maggio del 1997 ha realizzato il proprio demo-tape di esordio. La band ha già attratto l'attenzione di alcune label come l'Adipocere Records (per la distribuzione all'estero del nastro) e della Nocturnal Music (per partecipare ad una compilation di imminente pubblicazione). Inoltre, concerti sono stati effettuati con Glacial fear, Evol, The magik way e Funeral oration. In sintesi la band mi pare ben avviata e spero solo che il fatto di venire da una città del profondo sud non sia un handicap.
Emanuele Gentile

Flash
Il demo dei calabresi Memories of a Lost Soul consta di sei tracce registrate, come il gruppo specifica, in presa diretta e dimostra, nonostante la precarietà dei mezzi, che il gruppo se la cava egregiamente. Certo, non siamo ancora su livelli particolarmente elevati, ma il black metal melodico e goticheggiante dei nostri è interessante e fa ben sperare con le sue soluzioni ibride tra Arcturus e primi Paradise lost. Per emergere dal marasma dell'underground ci vuole qualcosa di più, ma pezzi come "Behind the mask" o "The dark lady" indicano che la strada intrapresa è quella giusta.
S.G.

Grind zone
3 su 5
Dopo vari cambi,
Nel 1996 la line-up si stabilizza; mentre l'anno dopo viene registrato in primo demo-tape. Il demo-tape in questione mette in luce una band che cerca di mediare tra il classico heavy metal ed il black metal di tradizione svedese, e con risultati certamente soddisfacenti in quanto il sound prodotto non è slabrato e dispersivo… Tuttaltro! Invece, un tocco di Cradle of filth rende il suono tetro e magico. Attualmente stanno facendo un tour con i Glacial fear e dovrebbero partecipare ad una cd-compilation edita dalla Nocturnal music.
Emanuele Gentile