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Vengono dal sud Italia i MOALS, da una scena, come quella calabrese,
alquanto avara di situazioni musicali realmente degne di nota. Dopo una
serie di demo ben accolti, ma ancora non completamente maturi a causa
di una line-up instabile, riescono a dar vita al full-length “7
steps to nothingness”, caratterizzato da un death/black metal con
accenni prog, oltre che da un arricchimento sinfonico operato dalle tastiere
di Bruno.
Se Chuck Schuldiner avesse potuto continuare il suo meraviglioso percorso
creativo sulla Terra e avesse provato a fondere in una sola band le intuizioni
geniali partorite con Death e Control Denied e se fosse stato influenzato
dalla scena black scandinava (tanto quella ferale, quanto quella atmosferico/melodica
e memore di un certo qual folk nordico), allora sarebbe arrivato a incontrare
il mondo sonoro dei Memories Of A Lost Soul. Ovviamente penserete che
il sottoscritto stia vaneggiando o, al meglio, che abbia perso il senso
della misura. Invece vi assicuro che non è affatto così
e anche se di fronte a voi c’è una formazione italiana e
anche se ha pubblicato un disco in forma auto-prodotta, però questo
non ne deve - in alcun modo - inficiarne il valore e limitare il giudizio,
assolutamente positivo del sottoscritto. Otto composizioni che sono in
continuo divenire, dove la tecnica, pur preponderante e fondamentale per
la scrittura e il buon esito dell’album, non viene mai anteposta
al mood che il suono crea e il black, il death, il progressive, la neoclassica
e il metal si aggregano talmente bene che non si avverte mai il declinare
di un genere nell’altro e si ha, non solo l’impressione, ma
la totale certezza, di essere al cospetto di un lavoro completamente messo
a fuoco e grazie al quale i Memories Of A Lost Soul hanno raggiunto tutti
gli obiettivi che si erano posti (almeno quelli che mi è dato intuire)
il che non è affare di poco conto. Il cammino non è stato
vano! WWW.HARDSOUNDS.IT (Voto 85) Dopo dieci anni di intensissima attività in giro per l’Italia e un pugno di ottimi demo lanciati sul mercato, i calabresi Memories Of A Lost Soul arrivano all’agognato debut album che oltre a fornire un ottima proposta musicale si vanta di un autoproduzione che non sacrifica la qualità sia nel sound sia nell’artwork, che si presenta estremamente curato e completo in ogni sua parte. “7 Steps To Nothingness” mette insieme otto
gioielli musicali stracolmi di rabbia e di malinconia che fanno il verso
al death metal svedese senza mai cadere negli stereotipi del genere, anzi
aggiungendo alle caratteristiche generali del sound made in Sweden soluzioni
personalissime che pescano a piene mani nel calderone del black metal
più riflessivo, toccando anche ampiamente i territori del gothic
e del dark metal e questo sia chiaro senza mai appesantire eccessivamente
gli otto brani presenti nell’album e confezionando alla fine un
prodotto quasi unico nel suo genere. Insomma dopo il radicale cambio di lineup, che ha lasciato
all’interno della band solo il cantante/chitarrista Nicolò,
il gruppo ritrova se stesso e sforna un piccolo grande capolavoro che
va acquistato, ascoltato e infine adorato. Un ennesima prova della quantità
di materia prima che la scena metal meridionale offre gia da parecchio
tempo e che per troppi anni, a causa di mancanza di spazi e di gente capace
di investire con coraggio in talentuosi gruppi, è rimasta fuori
dal mercato discografico nazionale. WWW.IMPATTOSONORO.IT (Voto Max) luglio 2004 (view the review) “Musica
disperata” ecco come Buzz, vocalist del gruppo Memories Of a Lost
Soul, ama definire la propria musica, una musica tetra, cupa, una musica
che a livello visivo potrebbe essere accostata ad uno dei dipinti più
famosi di Edward Munch: “L’urlo”. Tanto il quadro dell’artista
scandinavo, quanto la musica del gruppo reggino, sono pervasi da una profonda
angoscia, quell’angoscia esistenziale che ogni individuo avverte
nella propria anima, un’angoscia che, sottomettendo le regole tradizionali
della logica, produce terrore e orrore. Ecco allora che prende forma "7
Steps to Nothingness", un disco intenso e profondamente pessimista
composto da otto piccoli gioielli nei quali angoscia, tristezza e dolore
si intersecano fra loro, dando vita a visioni oniriche tetre ed oscure.
Ogni singola nota, ogni parola è intercalata in un universo orrorifico,
in cui ogni via d’uscita risulta essere assente, ciò che
regna imperante è un profondo nichilismo. Questa visione “dark”
si riflette perfettamente in diversi pezzi, quali "The Art of Never",
"Seeds of Chaos", "The Curse of Eternità" e
la bellissima "Religion of the End", che presenta un testo intenso
e disperato. In alcuni casi il suono vigoroso ed energico del vocalist
viene ammorbidito dalla voce suadente di Elsa Zacco, la quale mette in
evidenza il profondo dualismo presente nella musica dei Memories of a
Lost Soul. Infatti, se il gruppo da una parte offre un genere musicale
“estremo”, dall’altra lascia spazio a riflessi soavi
che conducono per mano l’ascoltatore in un mondo immaginifico, in
cui realtà e sogno si fondono perfettamente tra loro, è
questo il caso di "Love Damned Story", un pezzo strumentale.
Degna di nota è anche "Nekorantimateria", una canzone
potente che graffia, scalfisce e lacera l’anima. WWW.METAL.IT (Voto 7,5) luglio 2004 (view the review) Dopo gli ottimi riscontri del precedente demo "Distorted
Perceptionz" (terzo in carriera) ed un successivo assestamento della
formazione (è rimasto solo il cantante/chitarrista Peppe "The
Buzz" Nicolò), i Memories Of A Lost Soul hanno rotto gli indugi,
dando alle stampe "7 Steps To Nothingness". Si tratta di un
vero e proprio album di debutto, composto di 8 brani ("sette passi
verso il nulla più una bonus track") di nuova composizione,
che di autoproduzione ha solo lo stato "anagrafico".
WWW.METALLUS.IT (Voto 8) luglio 2004 (view the review) 16/03/2005 A volte le
sorprese più belle si trovano proprio sotto al nostro naso, in
quell’underground italico fiorente di splendide realtà che
a volte, presi dal maggior interesse verso i mostri sacri di un genere,
ci troviamo quasi involontariamente ad ignorare. E la sorpresa questa
volta sono i Memories Of A Lost Soul, band calabrese attiva nel panorama
sotterraneo dello stivale da dieci anni, già autrice di due demo
e di un debut album anch’esso autoprodotto.
Psycho! "TOP DEMO" (Voto Massimo) luglio 2004 (view the image) Nonostante
non ami assolutamente alla follia il black metal e nonostante lo ritenga
un genere METAL SHOCK "TOP DEMO" (Voto Massimo) marzo 2004 (view the image) Musica
potente, di classe ed ipnotica. Con queste parole credo di poter riassumere
al meglio le caratteristiche di questo vero e proprio disco (13 canzoni
per più di un'ora di durata). WILD ZINE (internet heavy metal fanzine) "TOP DEMO" A distanza di qualche anno dall’uscita di “The Clockwork”, lavoro orientato verso il death metal di pura matrice europea, tornano in scena i Memories Of A Lost Soul, con un nuovo appassionante album, “Distorted Perceptionz”, e una formazione completamente rinnovata, i Memories Of A Lost Soul continuano a suonare death metal, ma il nuovo “Distorted Perceptionz” ci mostra un approccio più violento rispetto al precedente lavoro: la violenza del death metal comunque viene alternata a momenti più melodici che trovano spazio nei guitar solos, e sono, a tratti, ben supportati dall’inserimento delle tastiere. Buzz, abile chitarrista e cantante, si circonda di musicisti di ottimo livello … “Distorted Perceptionz” fa della tecnica una delle sue migliori e alla fine il risultato non può essere altro che un disco studiato e suonato in modo eccezionale, La produzione è ottima.
WWW.METAL.IT (internet heavy metal fanzine) "TOP DEMO" Non sono
certo su cosa abbia potuto rallentare la corsa dei Memories of a Lost
Soul che, dopo "The Clockwork", sembrava lanciata a mille.
Qualunque cosa sia successa, sono dovuti passare poi diversi anni (sicuramente
troppi) prima della possibilità di riascoltare questo gruppo
calabrese. E dire che i Memories of a Lost Soul sono stati tra i primi
in Italia a lasciarsi contagiare dal morbo del Death Metal Melodico,
per essere chiari, da quello di stampo Swedish. Il loro primo demo risale
addirittura al 1997, mentre il già citato "The Clockwork"
esce (autoprodotto) un paio di anni dopo. Il tutto accompagnato da una
discreta attività live. "Distorted Perceptionz" non
mostra ripensamenti, ma la violenza originale degli At The Gates, Ceremonial
Oath, dei primi In Flames e Dark Tranquillity. Qui non si cede spazio
a sperimentazioni e divagazione di alcun tipo: dalla titletrack sino
a "Lust Contaminationz" si pesta. E basta. La produzione è
più che buona e permette a brani complessi tipo "Nekrotik
Nation" o "Anubi's Gates", che suonano molto Dark Tranquillity,
di sottolineare le capacità esecutive e compositive del gruppo
reggino. Le chitarre, ad esempio quelle presenti su "The Negative
Man" o gli arpeggi di "Next Terminal Reality", richiameranno
pure quelle "codificate" da Stromblad, ma sono tra le cose
più efficaci del disco. Ad ogni modo la formazione suona davvero
compatta, Peppe "The Buzz" Nicolò è bravo (e
"cattivo" il giusto) anche nelle parti cantate, ma i meriti
per la riuscita dell'album vanno divisi con la sezione ritmica, che
non molla mai un attimo. |
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METAL HAMMER 5 su 6 Accidenti
che progressione hanno avuto i reggini Memories of a Lost Soul... D'accordo
che il loro primo demo-tape faceva già intravedere qualcosa di
buono, ma qui il quartetto mi fa andare letteralmente in brodo di giuggiole! FLASH 9 su 10
GRIND ZONE 9 su 10 Dei Memories
of a Lost Soul ne avevamo parlato l'anno scorso all'interno della rubrica
"DEMO-LITION" e già si erano fatti notare doviziosamente.
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| Metal
shock 4,5 su 5 Chi poteva immaginare di trovare una formazione di Reggio Calabria che suona Sweedish Death Metal?!?! Il mondo è bello perché è vario, recita un proverbio tutte cazzate! Memories of a Lost Soul è una band con le idee molto chiare, una band trasparente che ha voglia di rompere le ossa a quanta più gente possibile. Il genere che propongono, per quanto inflazionato, continua ad essere sempre vincente, maestoso e piacente, quando realizzato con criterio! Con una registrazione migliore questo nastro avrebbe avuto tutti i presupposti per rompere il culo a molti: death metal spavaldo, cattivo, pungente ma melodico, che richiama il sound svedese in molte parentesi. Vaghe ma presenti le influenze black e, ancora più lontanamente, thrash metal e un gran vocione, arricchiscono ulteriormente questo ottimo prodotto di una band già matura e compatta e spero prossima a varcare la soglia. Fabban Metal
hammer Flash Grind zone |